Fiesole: una mostra, due sedi

Introduzione

In occasione del 75° anniversario della liberazione dall’occupazione tedesca, Fiesole celebra il suo Monumento ai Tre Carabinieri, l’imponente scultura in bronzo creata nel 1964 da Marcello Guasti per la nuova terrazza panoramica ideata da Giovanni Michelucci nel Parco della Rimembranza.
L’opera, realizzata a vent’anni dall’eccidio, ricorda il sacrifcio dei tre militari Alberto La Rocca, Vittorio Marandola e Fulvio Sbarretti, che avevano aiutato i partigiani impegnati contro le forze straniere e furono per questo trucidati dai nazisti il 12 agosto del ’44.

Oggi Fiesole commemora le loro figure e la scultura voluta per ricordarle, rendendo omaggio anche all’architetto che la scelse, Michelucci, e all’artista che la realizzò, Guasti, uno degli scultori fiorentini più importanti del dopoguerra, scomparso proprio in queste settimane.

Le celebrazioni si aprono il 17 febbraio nella Sala Costantini, con la prima parte della mostra “Marcello Guasti, Giovanni Michelucci e il Monumento ai Tre Carabinieri”, intitolata “La genesi del Monumento: ‘Slancio verso l’infnito’”, e proseguono l’11 maggio nei suggestivi spazi del Museo Civico Archeologico, con l’inaugurazione della seconda parte, “Guasti e gli artisti suoi contemporanei in dialogo con l’antico”. Entrambe le sedi resteranno aperte sino al 30 settembre 2019. La mostra è promossa dal Comune di Fiesole e dalla Fondazione Giovanni Michelucci.

Prima Parte

LA GENESI DEL MONUMENTO
'SLANCIO VERSO L'INFINITO'

Nell’estate del 1944 quattro coraggiosi carabinieri della caserma di Fiesole persero la vita nella lotta contro le truppe tedesche prossime alla ritirata. Il 29 luglio toccò a Sebastiano Pandolfi, catturato mentre accompagnava Rolando Lunari, staffetta dei partigiani. L’11 agosto Francesco Naclerio e tre giovani commilitoni, Alberto La Rocca, Vittorio Marandola e FulvioSbarretti, abbandonarono la caserma con l’intento di unirsi al loro comandante, Giuseppe Amico, e partecipare alla liberazione di Firenze. Bloccati a Fiesole, ormai isolata, i quattro si nascosero tra le rovine romane. Il giorno seguente si consegnarono, saputo della minaccia tedesca di uccidere dieci ostaggi civili. Naclerio fu obbligato a riprendere servizio ma i tre giovani, in seguito insigniti della medaglia d’oro al valor militare, furono fucilati nel giardino dell’Hotel Aurora. Fiesole commissionò una lapide per la facciata del Palazzo Comunale (1950) e poi il Monumento (1964) per onorare i tre, e un cippo per Pandolfi.

Creato negli anni Venti, il Parco della Rimembranza di Fiesole ospitava 90 lecci, ciascuno collegato da una targa a un milite fiesolano caduto nella Grande Guerra, e un’ara votiva che celebrava gli ideali del regime nelle scene incise, di Umberto Bargellini. Nel dopoguerra il Comune propose di eliminare l’altare fascista ma cedette all’obiezione dei familiari dei caduti. Nel 1964 si stabilì di onorare i Tre Carabinieri per il 20° anniversario della Liberazione e fu Giovanni Michelucci a individuare nel parco il luogo ideale per l’erezione di un monumento. Da allora il parco divenne un luogo della memoria per le vittime sia della Prima sia della Seconda Guerra Mondiale. Un ampliamento, con la nuova terrazza panoramica soleggiata concepita da Michelucci per accogliere il Monumento di Marcello Guasti, conferì al parco nuova vita e accessibilità. Diceva l’architetto: «Bisogna aprire, per fare entrare la vita, la gente, il sole [...]. Vogliamo ritrovare dove stare, dove incontrarci, dove parlare».

Invitato a progettare opere con valenza di monumento celebrativo Giovanni Michelucci spesso proponeva convincenti soluzioni incentrate sull’anti-monumentalità, ambienti comunitari e vivaci luoghi di aggregazione dove la vita degli uomini potesse prevalere sul ricordo dei morti. Per la Chiesa “dell’Autostrada”, destinata a commemorare gli operai deceduti durante la costruzione della più imponente arteria autostradale, sviluppò l’immagine iconica della tenda, simbolo di riparo e accoglienza. Per il sacrario in ricordo dei tredici avieri italiani trucidati a Kindu, Michelucci concepì «un’acropoli: sotto, la cripta [...] e, sopra, una grande piazza [...] dove la popolazione potesse riunirsi durante la celebrazione dei riti e in altri momenti». Per l’incarico di un memoriale a Michelangelo sulle Alpi Apuane, propose invece un centro sperimentale per la lavorazione del marmo, destinato alla comunità internazionale di artisti. I “monumenti” di Michelucci sono luoghi della memoria che evocano la vita.

Per onorare i Tre Carabinieri nel Parco della Rimembranza, Giovanni Michelucci propose un allestimento paesaggistico per una grande scultura e invitò a concorrere quattro giovani artisti toscani. Vinse Marcello Guasti, con un modello che introduceva nel paesaggio un elemento «chiaramente individuabile da molteplici punti di vista, sia a livello che dall’alto» [Guasti]. Ne precisò poi le forme e la collocazione in collaborazione con Michelucci. Alto più di cinque metri, il bronzo dalla superficie mossa, ruvida e sapientemente lavorata, eseguito in 45 elementi assemblati in loco, si inserisce in dialogo con l’ambiente circostante. Dal cuore di una grande tenaglia fuoriescono lingue di fuoco aggrovigliate, allusive al simbolo della fiamma dell’Arma. «L’idea fu di fare questa tenaglia e questa fiamma che la squarciava. Quindi aveva anche un significato simbolico della lotta fra il bene e il male e doveva essere messa in un punto che si potesse protendere verso l’infinito» [Guasti].

Il Monumento ai Tre Carabinieri rappresenta il culmine del periodo in cui Guasti esplorò il potenziale espressivo dell’‘arte informale’, una variante dell’espressionismo astratto caratterizzata da una spiccata attenzione verso la matericità. Opere come la Scultura n. 4-60 mostrano «un vivo contrasto tra un nucleo bloccato, un volume-massa, e una forma che nasce, libera e aerea, da quello» (Lara-Vinca Masini). L’energia percepibile nella scultura, come nella Xilografia n. 8, deriva dall’equilibrio dinamico tra le forme verticali, compatte e solide, e i raggi che vigorosamente si protendono verso l’esterno. Nella Scultura n. 1-64 alcuni raggi emergono da una massiccia forma concava, mentre nella Scultura n. 4-61 un elemento curvilineo, delicatamente in equilibrio su un punto si allunga verso l’alto obliquamente come un ballerino. Il Monumento di Fiesole unisce questi temi, ma in un’opera concepita per la prima volta a scala monumentale e in un contesto ambientale specifico.

Seconda Parte (a partire dall’11 maggio 2019)

Guasti e gli artisti suoi contemporanei
in dialogo con l’antico (1945-65)

Le celebrazioni proseguono l’11 maggio nei suggestivi spazi del Museo Civico Archeologico, con l’inaugurazione della seconda parte. Entrambe le sedi resteranno aperte sino al 30 settembre 2019.
Appendice documentale

Cronologia del Monumento
Scarica pdf

La storia dei Tre Carabinieri
Scarica pdf

Anteprima

GALLERY
SFOGLIA TUTTO

TORNA SU